De Reuck IT

 

La Mia Storia

 

Nathalie De Reuck [1] ,giornalista ed autore del libro “Hanno ucciso la mia madre„ ed ha partecipato nelle ricerche per la pellicola “Morte biologica su ordinanza telefonica »

 

Se ho accettato di rilasciare la mia testimonianza, così come ho deciso di raccontare la mia storia alla trasmissione ‘Morte su richiesta telefonica‘ di Philippe Dutilleul e nel libro, è unicamente con lo scopo di mantenere la promessa fatta a mia mamma sul letto di morte, ossia denunciare i fatti e rendere il problema di dominio pubblico.

 

Ho deciso di condurre la mia battaglia su diversi fronti:

– Innanzi tutto attraverso il reportage diffuso dall’emittente Radio Televisiva Belga nel dicembre 2009.

-Attraverso un secondo documentario in collaborazione con Philippe Dutilleul, che a differenza del primo, basato principalmente sulla storia della vittima, Jacqueline Starck, mia madre, si concentrerà sulla biologia totale e sulla nuova medicina germanica.

– Attraverso la denuncia presso la Procura di Bruxelles nel settembre 2009, su cui ho lavorato per un anno per rafforzarla e consolidarla, perché funga da esempio e sia di aiuto.

– E infine con il libro “On a tué ma mère” (Mia mamma è stata uccisa) distribuito in Francia ed in Belgio dalla casa editrice Buchet/Chastel, che, grazie alla risposta positiva dei media, ha permesso di rendere noto il problema delle sette.

 

Verso la fine del 2005 mia mamma si accorse di un piccolo gonfiore al seno sinistro, invisibile ad occhio nudo ed avvertibile solo tramite la palpazione.

 

Il suo osteopata, nonché amico di famiglia, che la seguiva da una decina di anni, le spiegò che si trattava semplicemente della manifestazione di un conflitto. Il cancro al seno sinistro, secondo la legge della lateralità, era il risultato di un conflitto con il marito, mio padre. Nulla di preoccupante, anzi, perché tale conflitto poteva essere risolto.

 

L’osteopata ci assicurò che tutti noi produciamo dei tumori diverse volte all’anno, e che questi si riassorbono spontaneamente, se non vi si presta attenzione.

 

Un’amica ginecologa mi spiegò la pericolosità di questa massa, che poteva ingrandirsi rapidamente, ma mia mamma, che aveva tuttavia accettato immediatamente di sottoporsi a controlli medici, cambiò idea su consiglio del suo osteopata e decise di seguire la sua diagnosi.

 

Entrò in contatto con Brigitte, kinesiologa, radioestesista, omeopata, cartomante, geobiologa ….ma non medico e, dietro suo suggerimento, con un certo Willy, belga che abitava in Auvergne, che utilizzava le energie ed era specializzato nello sciogliere malefici.

 

La « cura » di mia mamma era nelle mani di tre persone.

 

L’osteopata drenava il sistema linfatico attraverso massaggi corporali e con l’aiuto di mia madre cercava le possibili origini nel suo passato attraverso il metodo delle costellazioni familiari e la psicogenealogia, consigliandole i fiori di Bach e praticando la kinesiologia.

Brigitte prescriveva dei granuli omeopatici e, con il suo pendolo, ripuliva e risanava l’appartamento agendo sulle energie terrestri e praticando la kinesiologia a distanza.

 

Willy ricaricava le energie psichiche e corporali e lottava contro gli iettatori.

 

Entrambi effettuarono diagnosi, prescrissero elisir e altro, insomma, « curarono » mia mamma per un anno senza averla MAI incontrata di persona.

 

Ogni ulteriore manifestazione fisica veniva considerata estremamente positiva e confermava la loro tesi. Il sangue fuoriusciva, la linfa scorreva, le ghiandole e il braccio si gonfiavano; ciò significava che il corpo si stava ripulendo e purificando, eliminando i liquidi e rispondendo correttamente al sistema di drenaggio.

 

Questi terapeuti erano convinti che la MEDICINA ALLOPATICA UCCIDEVA e di conseguenza anche la chemio e la radioterapia.

 

Bisognava evitare la medicina tradizionale che creava danni e apportava soltanto mutilazioni nei pazienti. Secondo la loro visione, gli interventi chirurgici e le cure mediche servivano soltanto a rimpinguare le casse delle case farmaceutiche.

 

Da quel momento in poi essi si impegnarono a trovare l’origine e le cause del conflitto.

 

Si scavò nel suo passato e venne messo tutto in discussione: il rapporto con mia nonna, che a loro avviso non desiderava la nascita di mia mamma, con mio nonno, autoritario e psico-rigida, con le sorelle maggiori, gelose di lei, perché più piccola, con vecchie amicizie, invidiose ed avide, con il marito, tirannico e dispotico ed infine con me, sua figlia, manipolatrice e dittatrice.

 

La frequenza dei contatti telefonici aumentò al ritmo dei dolori, passando da una volta alla settimana a diverse volte al giorno! Willy affermò di lavorare ormai 24 h su 24h al caso di mia mamma per eliminare l’origine del suo conflitto e combattere gli attacchi di magia estremamente violenti.

 

Egli lottò contro i maghi provenienti dalla Sardegna, dove i miei genitori avevano vissuto in gioventù e che secondo lui era la culla della magia nera e bonificò tutto il quartiere eliminando gli iettatori del vicinato. Riuscì inoltre a smantellare un’intera rete sovietica.

 

Per ‘aiutarli’ nel loro arduo compito, le fu consigliata una pleaide di terapeuti: un iridologo, un kinesiologo, un’energetista di chakra, una psicogenealogista, alcuni geobiologhi. Questi ultimi pretesero addirittura 350 euro per risanare l’appartamento in 1 ora!

 

L’indole scrupolosa di mia madre la spinse a prendere informazioni su queste persone, controllandone le relative referenze e certificazioni, per evitare di correre il rischio di imbattersi in qualche ciarlatano e con la speranza che fossero persone serie e qualificate.

 

Nel frattempo si spendevano soldi, il tempo passava e le condizioni di mia mamma peggioravano in modo impressionante.

 

Le nostre liti erano molto violente, cercavo di convincerla a ricoverarsi in ospedale e lei mi accusava di essere una figlia cattiva, convinta che ciò l’avrebbe portata alla morte.

 

Mia mamma viveva al di fuori di ogni riflessione o ragionamento logico e dipendeva completamente da questi guaritori. Era come una marionetta, i cui fili venivano tirati nell’intento di muoverla a proprio piacimento.

 

Sembrava che vivessimo in due mondi diversi durante le nostre discussioni e talvolta m’interrogavo sulla realtà e sulla veridicità delle loro argomentazioni.

 

Non si può non provare un’angoscia terribile e non sentirsi chiamati in causa dinanzi ad una visione delle cose così inverosimile, ma avallata da diverse persone, tra cui esponenti degli ambienti medici.

 

Nel tentativo di calmare mia mamma, mi rivolsi ad un omeopata laureato ed iscritto all’ordine dei medici. Una garanzia contro il rischio di imbattersi in qualche ciarlatano, almeno era quello che credevo, dato che ogni diagnosi mi accusava di essere, in quanto figlia unica, la responsabile dei mali di mia madre e mi esortava ad aiutarla a trovare il conflitto che ci contrapponeva.

 

È proprio durante le mie indagini che venni poi a sapere che avevo a che fare con il braccio destro di Claude Sabbah in Belgio e amministratore principale del BTEV, l’istituto belga di biologia totale degli esseri viventi.

 

Ero disperata. Mi rivolsi alle forze dell’ordine e i servizi ospedalieri di emergenza, affinché intervenissero, ma nessuno poté aiutarmi in qualche modo. La legge consente a ciascun individuo di scegliere se desidera essere curato oppure no, quindi non potevano intervenire in alcun caso.

 

Inutile precisare che non avevo parlato con nessuno della situazione. Due erano le ragioni: prima di tutto, perché Jacqueline, influenzata dai terapeuti che l’avevano isolata dai suoi parenti, mi aveva ordinato di non farlo e poi perché non sapevo a chi mi rivolgermi per chiedere aiuto.

 

 

A gennaio 2007 il braccio e la mano sinistra si gonfiarono notevolmente, s’irrigidirono e s’indurirono a tal punto che la schiena si curvò per il peso.

 

Il seno si ritrasse in una massa compatta sotto l’ascella. Al posto della mammella si aprì una piaga di circa venti centimetri, sanguinante e purulenta dalla quale fuoriuscivano continuamente pus, linfa e sangue.

 

Una sera mia mamma si chiese da dove provenisse l’odore nauseabondo che sembrava seguirla e si accorse che era proprio il suo corpo ad emanarlo.

 

Il seno destro cominciò ad ingrossarsi e a diventare rosso.

 

L’intero torace ed il collo erano pieni di ghiandole e solcati da vene scoppiate di colore violaceo. Un’oppressione respiratoria costante le impediva di respirare correttamente. Si muoveva con difficoltà, a causa delle manifestazioni fisiche del cancro che la consumava e dei dolori folgoranti e onnipresenti.

 

Dinanzi a questo quadro mortifero dipinto da Jacqueline ai suoi guru e le urla di dolore che non riusciva a contenere, essi le intimavano di sottoporsi all’abnegazione e all’accettazione.

 

Willy le consigliò di mettere una cipolla sulla piaga e di spalmare sul braccio dell’argilla verde e tiepida e soprattutto, di lasciare mio papà.

 

Brigitte le prescrisse della tintura madre di calendula da tamponare delicatamente, alcune gocce di limone per disinfettare, degli elisir ai fiori e granuli omeopatici per il dolore ed inoltre di abbandonare l’appartamento.

 

Nel febbraio 2007 l’osteopata le confessò di essere molto fiero di lei. Secondo lui era molto meglio morire a casa, piuttosto che in clinica circondata da avvoltoi e fu proprio a questo punto che mia mamma si spaventò, terrorizzata dai suoi scopi! Da più di un anno lui le assicurava che sarebbe guarita escludendo la possibilità della morte. Arrabbiata con lui e disorientata da questo voltafaccia, rifiutò di rivederlo.

 

Il 17 aprile 2007, Jacqueline accettò finalmente di essere ricoverata in ospedale. I terapeuti la ‘abbandonarono’ accusandola di desiderare fondamentalmente la malattia con lo scopo di apparire come una martire.

 

« Lei ha bisogno di sentirsi malata », ecco quello che le spiattellarono poco prima di morire.

 

Dopo aver ricevuto il risultato della biopsia, mia mamma scoprì di avere un cancro. Nei suoi occhi non intravedevo la paura o il panico, come chiunque venga a conoscenza di una simile verità, bensì lo stupore. Fino a quel preciso momento, ella non aveva mai dubitato dei ciarlatani che le avevano assicurato di non essere malata di cancro, ma di accusarne soltanto i sintomi.

 

Mi parlò immediatamente delle audiocassette K7 audio su cui aveva registrato alcune conversazioni. Ella sperava che servissero a denunciare e ad impedire che altri malati fossero vittima delle truffe.

 

Ci tengo a precisare che Jacqueline non aveva registrato le loro conversazioni con l’obiettivo di nuocerli; si trattava soltanto di un metodo che lei adottava regolarmente da circa trent’anni quando si recava da un medico, a causa di altre preoccupazioni dovute alle sue condizioni di salute. In tal modo poteva esaminare e studiare i termini terapeutici e i trattamenti medicamentosi.

 

 

Mia mamma morì il 13 giugno 2007.

 

Trascorsi le settimane successive alla sua morte in uno stato di totale confusione.

Mia mamma era pazza? Lo ero forse io?

 

Nelle mie ricerche su internet mi sono inizialmente orientata sulle malattie psichiatriche. Cercavo di capire cosa avesse spinto mia madre a rifiutare di curarsi e l’unica spiegazione valida era solo la pazzia.

 

Dopo vari tentativi per cercare una spiegazione plausibile, sono venuta a conoscenza dell’Association pour Victimes de Psychothérapeutes auto proclamés (Associazione per vittime di psicoterapeuti autoproclamati) e mi son sentita davvero sollevata nell’essere ascoltata e capita, una vera e propria liberazione.

 

In seguito ho ascoltato le registrazioni delle conversazioni telefoniche tra Jacqueline e questi ciarlatani.

 

L’esoterismo si univa argutamente a nozioni pseudo scientifiche con discorsi edificanti che consentivano di tracciare l’evoluzione della crescente manipolazione.

 

Ho selezionato e trascritto una ventina di conversazioni telefoniche con lo scopo di costruire il dossier della denuncia; ho raccolto i nomi, stabilito i relativi legami e archiviato i discorsi, ho indagato in rete per conoscere i fondamenti della loro teoria.

 

In seguito, un volontario dell’associazione mi ha messo in contatto con Philippe Dutilleul, consentendomi così di spingermi oltre nelle mie indagini e scoprendo un mondo spaventoso.

 

Abbiamo dovuto per forza ricorrere alla telecamera nascosta, l’unico modo per smascherarli.

Non vi era alcuna corrispondenza tra i discorsi sciropposi e sterili miranti unicamente a mostrare la volontà di collaborare con la medicina tradizionale e le tesi che sostenevano privatamente.

 

Avvicinandosi a Josie Kromer, Jean-Jacques Crèvecoeur e ad altri difensori della biologia totale, invocando il cancro o qualsiasi altra malattia, mi fu vivamente consigliato di interrompere ogni cura allopatica,  pena la morte.

 

È chiaro che per questi terapeuti, che credono di possedere l’unica verità, decidere di seguire altre vie conduce di conseguenza ed in maniera ineluttabile alla morte.

 

Quindi, a differenza di quanto affermavano, collaborare con la medicina classica era assurdo ed irrealizzabile.

 

È davvero spaventoso scoprire che tra i partecipanti ai loro stage costosi vi erano soprattutto individui provenienti dagli ambienti medici,  kinesiterapeuti, osteopati, infermieri o malati di parkinson, di aids, di sclerosi a placche pieni di speranze campate in aria.

 

È stato ancora più ripugnante scoprire che, contrariamente a quello che inculcano ai malati, essi sono i primi a precipitarsi, in caso di malattia, in centri ospedalieri per beneficiare di cure d’avanguardia.

 

Ad esempio, quando il terapeuta di Jacqueline scoprì di avere un tumore al cervello, si rivolse immediatamente ad una nota clinica universitaria di Bruxelles.

 

‘Mi chiedo fino a che punto non sia stata Sua mamma ad avermi trasmesso il cancro’mi disse quando l’incontrai, prima che scoprissi che Jacqueline gli era debitrice di un’importante somma di denaro per le prestazioni ricevute.

 

Per quanto riguarda Brigitte invece, ostentando un sorriso poco convincente mi disse che Jacqueline era morta a causa di un cancro che l’aveva guarita e che il suo corpo astrale era finalmente libero. Finalmente i suoi conflitti erano risolti.

 

L’osteopata continuò a sostenere che noi tutti produciamo diversi tumori all’anno che si riassorbono spontaneamente e che Jacqueline era deceduta per scelta personale, perché aveva deliberatamente rifiutato di risolvere il suo conflitto.

 

L’atteggiamento di questi terapeuti è stato subdolo fino alla fine.

 

Fedeli alle proprie convinzioni, hanno seguito i precetti del metodo Hamer o della Biologia totale, spaventosa, oscura, ma tanto redditizia.

 

Dopo la diffusione del film ‘Morte biologica su richiesta telefonica’ e soprattutto dopo la pubblicazione del libro ‘Mia madre è stata uccisa’ decine di vittime hanno cominciato a contattarmi, per esprimere il loro sollievo nel sapere di non essere casi isolati e soprattutto nel comprendere il processo di manipolazione di cui è stato vittima un loro parente. Potrebbe forse trattarsi dell’inizio di un lento processo per alleviare il loro senso di colpa …

 

Le richieste di aiuto sono numerose: la maggior parte delle persone non sa né a chi rivolgersi per ottenere l’aiuto psicologico e quello pratico, né le procedure da seguire per denunciare i fatti.

 

A tal proposito, considerando la necessità e trattandosi di una minaccia per la salute pubblica, desidero proporre la rapida creazione di un centro dove indirizzare le vittime e registrarle e che permetta di agire attivamente sul piano della prevenzione.

 

Nathalie De Reuck

Giornalista

[1] “On a tué ma mère”, Nathalie De Reuck, Philippe Dutilleul, Editions Buchet-Chastel, 2010